Il coaching nei servizi per il lavoro erogati dai centri accreditati dalla Regione Lombardia … curiosa ma anche un po’ intimorita ad iniziare la formazione IREF, anche a causa di una serie di convinzioni ( già! ) sostenute da alcune esperienze pregresse … temevo una formazione cattedratica magari impartita da un professorone ed invece ho piacevolmente conosciuto un vero Coach! Anzi una vera Coach! Ero arrivata con un obiettivo per così dire didattico: sapere che cosa fa e come è normata la figura del coach nei servizi per il lavoro erogati dai centri accreditati dalla Regione Lombardia e sono invece tornata a casa con molto di più: piccole, grandi esperienze che hanno suscitato riflessioni e anche quale che cambiamento di prospettiva.
Ho imparato a cambiare di posto in aula ad ogni pausa degli incontri, che sembra piccola cosa, fa sorridere, in realtà ho sperimentato quanto sia forte la resistenza a cambiare punto di vista;
Ho imparato a cambiare strada per andare nello stesso luogo nei tre giorni di corso: la mappa non è quello che abbiamo in testa o sul pc ma quello che costruiamo via via che viviamo l’esperienza, vediamo il luogo, lo attraversiamo da diversi angoli.
Ho imparato a cambiare bar dove mangiare in pausa pranzo durante il corso per lo stesso motivo per cui mi incuriosiva cambiare punto di vista e costruire la mia piccola mappa di quella fetta di Milano.
Ho visto in faccia alcuni miei punti di miglioramento nella relazione con le persone: la ‘paura’ delle pause altrui in un colloquio, la tentazione di dare consigli a prescindere, per esempio.
Sto imparando a leggere le mie convinzioni e a farmi la domanda se sono euristiche o meno: a cosa mi serve questa convinzione? A che cosa mi è utile? In che cosa mi blocca?
Ho toccato con mano che davvero anche con le persone che di primo acchito, di pelle non avvicineresti mai hai dei punti di contatto e da lì si può partire per costruire: io l’ho provato con almeno tre colleghi nella tre giorni di formazione. Ho toccato con mano quello che anni di lavoro con le persone mi avevano fatto intuire: si può guardare avanti e migliorare – la propria professione, la propria vita, un pezzettino dell’una o / o dell’altra – e non necessariamente guardare e scavare indietro, sistemare i ‘buchi neri’ della propria infanzia, giovinezza per stare meglio e vivere appieno la propria vita.
Ho toccato con mano che si può vivere senza alcuni perché ( mi comporto così, faccio così, soffro così, gioisco così … ) lavorando su alcuni come, su alcuni obiettivi, spezzettandoli e rendendoli perseguibili, nella logica dei piccoli passi e degli obiettivi ben formati.
Nella tre giorni di formazione sulla figura del coach ho visto un modo corretto, forte, deciso, autorevole di conduzione di un’aula, un’aula come tante: persone con diversi livelli di competenza e di responsabilità: c’era il/la polemico/a, il/la timido/a, il/la collaborativo/a, l’istintivo/a, il/la passionario/a: il Coach ha sempre dato l’occasione a ciascuno di vedersi, di mettersi in gioco. Poi se uno vuole vedersi lo fa e se non vuole non lo fa.
Io ho deciso di farlo, perché ho colto la possibilità di crescere, di stare meglio, di fare meglio il mio lavoro: così ho incominciato un percorso di coaching individuale…
Vuoi capire come è possibile trasformare la tua esperienza in modo da ottenere risultati diversi?
