25 agosto 2012

CIO’ CHE PENSO E CIO’ CHE SENTO…

Sembra così semplice, ma spesso non lo è, distinguere ciò che sentiamo nel corpo e ciò che viene dalla mente.

Essere in contatto con le mie emozioni e sensazioni, ascoltarmi e comprendere ciò che sto vivendo, richiede l’aver fatto un bel lavoro su me stesso per recuperare la sensibilità e la percettività che avevo da bambino.

Mi stupisce molto il recente proliferare di corsi che hanno come oggetto il capire se una persona ci sta mentendo, o ciò che stanno ad indicare le micro espressioni facciali dei nostri interlocutori. Sono cose che un bimbo nella culla sa fare perfettamente, poichè coglie tutta una gamma di segnali che vanno dal “sentire” l’ansia e la mancanza di tranquillità di chi gli sta vicino, la voglia che le persone hanno di guardarlo o di toccarlo rispetto al’indifferenza ed all’essere ignorato, ai piccoli gesti, sguardi ed espressioni che gli rivelano freddezza, disapprovazione, disappunto, piuttosto che gioia, tenerezza e voglia di accarezzare.

Quando parlo con qualche cliente del fatto che ha già tutte queste capacità dentro di sè, ma ne ha solo perso il ricordo, a volte colgo la delusione di chi sperava in qualche miracolosa tecnica per smascherare immediatamente chi crede lo voglia fregare. Abbiamo perso il contatto con le nostre “antenne” sensoriali e, poichè ignoriamo ciò che ci riguarda più direttamente e profondamente, non possiamo riconoscere le stesse cose neppure negli altri. Con buona pace dei neuroni-specchio.

Da bambini abbiamo ricevuto molte “batoste”, sia emotive che (purtroppo) di altro genere, e ciò che abbiamo sentito era troppo forte e doloroso per poterlo ascoltare a lungo. La soluzione è stata la rimozione.

Il nostro cervello cancella la stragrande maggioranza delle informazioni sensoriali che riceve; la nostra mente interpreta le poche che rimangono e se ne crea un’opinione, dà un giudizio e trasforma in convinzioni ben radicate le conclusioni.

Per dire ciò che sentiamo, solitamente usiamo frasi che esprimono concetti, pensieri ed idee.

Come avviene questo “stacco” tra il ‘sentire nel corpo’ e la mente?

Nel mio caso ho individuato, finora, almeno tre modalità:

  • blocco il respiro nella parte alta del torace, la mia pancia si gonfia d’aria e ciò mi rende insensibile;
  • trattengo nell’intestino ciò che dovrei eliminare con regolarità;
  • mangio dolci più del solito, e questo mi anestetizza.

Vedo intorno a me molte persone che, inconsapevolmente, utilizzano le stesse modalità per evitare di sentire ciò che potrebbe rivelarsi pericoloso, perchè renderebbe impossibile continuare la vita che si è scelta di fare, nella propria zona di confort, senza importanti cambiamenti…

Ho cercato con tenacia le strade che mi riconducessero a collegare di nuovo il mio corpo ed il mio cervello.

Adesso sono in grado di riconoscere le parti di me che sono insensibili e di trovare il modo per sbloccarle sempre più…mentre cerco, altri strumenti si rivelano e molti doni arrivano in sovrappiù…la percezione di energie sottili e la vibrazione che mi svela cosa è celato dietro le situazioni; qual è la maschera che, in questo momento, una persona indossa; quali sono le paure che la mantengono legata al proprio dramma personale; qual è la ‘rappresentazione’ messa in atto in questa vita…e molto altro…

Conosco persone che, per aver fatto un ottimo lavoro di consapevolezza e svariati corsi di crescita personale, credono di aver capito quasi tutto ciò che c’è da sapere…non sanno che nel corpo è scritta tutta la verità, c’è la memoria di tutto ciò che è avvenuto ed avverrà, e che il corpo avrà sempre la meglio, a lungo termine…amandolo, ascoltandolo, percependolo e sentendolo, apriamo davvero le porte ad una dimensione superiore…naturalmente, ciò è possibile solo a chi lo crede possibile…

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