creiamo noi stessi in solitudine

creiamo noi stessi in solitudineE’ appena finito il periodo delle feste natalizie, in cui, per tradizione, le famiglie si riuniscono, con mamma, papà, bambini, nonni, zii e cugini, riempiendo le case e trascorrendo tempo insieme. E, forse, come me, alcuni tra voi hanno sentito, poi, il forte e prepotente il bisogno di staccarsi da tutto e da tutti, e di andare in qualche luogo speciale, sui monti, in collina o in riva al mare, dove la solitudine era assicurata.

Non è un bisogno casuale, soprattutto in questo periodo dell’anno, in cui la Natura stessa si rinchiude sotto una spessa coltre, e tutto sembra fermo e sospeso, mentre ci si scalda sotto strati di abiti e di coperte, nel gelo dell’inverno.

Oltre ad essere una necessità legata a questa stagione, molti tra noi sentono di essere “in gestazione”: un ciclo si è chiuso ed un altro sta iniziando, e ciò che siamo si sta trasformando; la nostra Essenza è più vicina, più presente; possiamo sentire la sua vulnerabilità, che si manifesta con una sensibilità più accesa, le lacrime sempre pronte a spuntare, la tristezza che appare spesso, anche senza apparente motivo, ed una strana leggerezza, che fa capolino, ogni tanto.

Siamo passati attraverso un lungo anno bisestile, che ha fatto il possibile per destabilizzarci e “smascherarci”, per toglierci strati su strati di personalità ormai inutile, per farci arrendere alla semplice Realizzazione di Chi Siamo.

Non è facile trovarsi così scoperti, senza quelle corazze che rendevano insensibili, senza quella facciata che mostrava un’apparenza dove “tutto va bene”. Gli occhi non sono più gli stessi, non riescono più a sfuggire ed a mentire, mostrano attimi di tristezza e luccicori, ed alcuni guizzi di gioia e di spiazzante allegria.

Abbiamo fatto tanto per arrivare qui; soprattutto, se ne siamo stati capaci, abbiamo “lasciato fare” alle Forze cha hanno agito, e continuano ad agire, per risvegliare le Anime che sono venute appositamente, in questa Epoca di Consapevolezza, per sciogliere i lacci che ancora le tenevano legate.

Ci sono stati eventi “strani” e sincronicità, incontri particolari  ma, più di ogni altra cosa, tante persone se ne sono andate: qualcuno non lo vediamo più, con qualcun altro abbiamo rotto definitivamente, e molti hanno lasciato il corpo, passando a dimensioni superiori.

Chi aveva concluso il suo ciclo terreno è andato oltre, e noi siamo rimasti qui, a portare avanti la nostra Vita che, evidentemente, ha ancora molto da chiederci e farci imparare.

In questa fase così delicata sarebbe bellissimo avere le coccole e gli abbracci, la tenerezza e la comprensione amorevole di qualcuno che ci sta vicino e ci vuole bene. Chi è in coppia e sta conducendo un percorso condiviso, probabilmente ha questo conforto e questo aiuto. Chi è da solo o vive una coppia dove ognuno sta andando per conto proprio, invece, sta vivendo tutto questo in solitudine.

Non è un caso quello di essere da soli, perchè non c’è un altro modo per andare in profondità e curare e guarire le nostre ferite, se non quello di iniziare a prenderci cura seriamente di noi stessi. Chi ancora non ha al fianco il partner “della Vita” è perché ha ancora delle cose da sistemare dentro di Sé prima di poterlo attrarre.

L’innamoramento è meraviglioso, tutto è magico e pieno di affetto, amore e passione; l’incontro con l’altro cattura tutta la nostra attenzione e ci proietta verso l’esterno, per lo meno allo stadio iniziale, quando ancora non è chiaro che, nell’altro, sono destinato ad incontrare Me Stesso. E’ un processo che dura molti mesi – la maggior parte delle volte- per poi, magari, trasformarsi in un Amore duraturo, quello nel quale conosciamo anche i peggiori difetti dell’altro e li amiamo, e veniamo ricambiati allo stesso modo.

E’ una splendida possibilità e, se non la stiamo vivendo, è perché abbiamo, prima, da completare l’opera che riguarda il nostro Sé, con il nostro bambino interiore che ancora aspetta di essere amato e completamente accolto ed abbracciato da noi. Non possiamo trovare al di fuori quello che, ancora, non abbiamo donato a noi stessi, e non si può compiere questo processo se non in solitudine.

Questo raccoglimento in se stessi è benedetto, e dobbiamo essere grati di avere questa possibilità, senza rimpiangere altri periodi o lamentarci – anche se la sofferenza di alcuni distacchi dura a lungo, ed è naturale che sia così – e lasciare che questo processo continui per il tempo necessario, senza forzare o forzarci in alcun modo.

Non è sempre necessario fare “vita sociale”; se non ne sentiamo la voglia diamoci il tempo per completare quest’opera che potrebbe essere,  a ben vedere, la più importante della nostra Vita.

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