Andando in giro e parlando con le persone, una delle frasi che sento ripetere più spesso è: “Non ci sono più soldi.”

Vivo in una delle provincie più industrializzate d’Italia, tra il basso varesotto e l’alto milanese, qui le persone hanno sempre lavorato e di benestanti ce ne sono davvero tanti. Molto probabilmente anche in questo periodo stanno facendo affari, poichè quando il mercato abbassa i prezzi, chi ha denaro compra.

Eppure la voce corrente è che in soldi siano finiti, ed il coro si amplifica e si diffonde, contagiando tutti.

L’altro giorno ero in fila al supermercato ed una signora, davanti a me, ha riempito due carrelli, di cui uno strapieno di piatti di carta, patatine, bibite e pizzette per la festa di compleanno di uno dei figli. Ha totalizzato una spesa di 295 Euro. Guardandomi intorno ho visto un mucchio di pance gigantesche spingere carrelli stracolmi di roba, mangiare e bere a volontà. Diciamo pure che un paese che muore di fame è ben diverso. Basti pensare a quanta lista d’attesa è valsa a mio figlio l’acquisto dell’IPhone 4, e quanti stazionano ora in attesa dell’Iphone5.

Cito testualmente da un articolo di Amelia Beltramini, su Focus del febbraio 2009:

“Il 31 agosto 1997 iniziò un grave periodo di crisi economica per l’Inghilterra scatenatosi alla morte di Diana, principessa di Galles. Come poteva la morte di una donna, che certo non aveva le redini dell’economia del Regno, causare un periodo di crisi? E ancora: negli anni ’90 l’economia francese attraversò un periodo di profonda crisi, interrottasi improvvisamente nel luglio 1998, in coincidenza con la vittoria della Coppa del mondo. Come può avere inciso una squadra di calcio sulla situazione economica di una nazione? Il fatto è che quella vittoria, come, in senso inverso, la morte di Diana, avevano cambiato il modo in cui la gente leggeva la realtà.”

Ciò che i mass media ci rimandano e il (probabilmente deliberato) modo in cui l’incertezza viene diffusa costantemente, influenzano, dunque, la voglia di spendere di chi i soldi li ha. Tutti ripetono che dobbiamo fare qualcosa, ma nessuno la fa, paralizzato dalla voce del coro, che cresce.

L’Italia si è ripresa dopo due guerre mondiali, e l’ha sempre fatto in modo straordinario.

Duemila anni fa Qualcuno ha detto: “Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio nè granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? Se, dunque, non avete potere neanche per la più piccola cosa, perchè vi affannate per il resto?” (Lc 12, 24-26)

Per cambiare qualcosa, ormai l’abbiamo capito, possiamo contare solo su noi stessi.

Quindi, per esempio, uscire dal coro vuol dire iniziare a sorridere, e mantenere il sorriso il più possibile, durante la giornata. Se hai un lavoro, ed è a rischio, oppure stai cercando lavoro, sappi che nessuno, potendo scegliere, preferirà chi ha il muso lungo ed è sempre pieno di pensieri negativi.

Chi assume e decide chi lasciare a casa, ha bisogno di persone energiche, positive, aperte ed allegre.

Se sei tra quelli che ancora non vivono sotto i ponti, hai una casa e puoi permetterti qualcosa, inizia a gioire di quel qualcosa, fosse anche solo un gelato la domenica pomeriggio. Gustati quel gelato come se fosse il primo o l’ultimo della tua vita.

Comincia a sentirti fortunato, perchè vali molto di più dei corvi, che vengono sfamati dal Cielo, senza che debbano preoccuparsi troppo, ed hai ricevuto molto di più.

Lascia perdere le lamentele e le continue imprecazioni sui governanti e sulle tasse; se conosci un po’ la storia puoi verificare in ogni epoca e luogo che l’avidità dell’essere umano si manifesta sempre, e le sue caratteristiche peggiori prendono spazio soprattutto quando questi ha un po’ di potere.

Ciò di cui siamo tenuti a rendere conto è di noi stessi.

Occupati di ciò che fai tu, e fallo nel migliore dei modi, vai a letto la sera soddisfatto per avere fatto bene, per aver contribuito a far stare meglio qualcuno che hai incontrato durante la tua giornata.

Nei libri sacri c’è scritto che se avremo contribuito a migliorare la vita di un solo uomo, saremo salvi!

Quanto di più possiamo fare, che ancora non abbiamo fatto?

Quanto di meglio possiamo fare?

Quali cose è utile abbandonare, quale atteggiamento, quali lamentele, quale vittimismo possiamo definitivamente lasciare?

Quale cambiamento voglio vedere nel mondo e come posso ESSERE quel cambiamento? (Ghandi)

Quanta gratitudine ancora non ho manifestato per tutti i doni che ricevo senza aver fatto nulla per meritarli (ad iniziare dalla vita stessa)?

Come posso contribuire a diffondere sicurezza anzichè incertezza?

Fuori dal coro non ti sentirai solo, ormai siamo in tanti, si vive meglio e più a lungo! Ti aspettiamo!!!

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