“Le navi in porto sono al sicuro, ma non è per questo che sono state costruite.”

Questa citazione racchiude una importante verità su noi stessi: siamo stati progettati per vivere la vita pienamente, in mare aperto, per esplorare, metterci in gioco, scoprire nuovi mondi e costruirne altri ancora, ma ci hanno raccontato che è meglio starsene tranquilli in porto.

O, il più delle volte, questo è ciò che abbiamo pensato noi, dopo le inevitabili ferite della prima infanzia.

Uno dei miei Maestri diceva: “Una cosa è conoscere se stessi, un’altra cosa è ESSERE se stessi.”

Il bimbo, la bimba appena nati hanno bisogno di cure amorevoli, di essere nutriti, cullati e coccolati, visti e toccati.

Quando un bambino non riceve tutto questo comprende che deve fare qualcos’altro per attirare l’attenzione e spesso il pianto non basta.

E’ a questo punto che deduciamo che l’amore non è gratis. Devo fare qualcos’altro per averlo.

Se la mamma arriva, quando il bimbo piange, e soddisfa i suoi bisogni, tutto va bene. Altrimenti il bimbo, sin da piccolo, scopre quali sono le strategie che funzionano. La mamma depressa va rallegrata, e anche da adulto egli continuerà a dire battute, per far divertire.

La mamma insicura va rassicurata, la mamma stanca va aiutata…i ruoli si invertono, il piccolo compensa ciò che manca al genitore, pur di riaverlo qui, nel presente. Questa dinamica, imparata in tenera età, rimane nel tempo…devo fare qualcosa per conquistare l’amore! Per come sono nessuno mi vuole…

Devo sedurre, devo aiutare, devo essere bravo, devo conquistare…devo trovare qualcuno che ha bisogno per poterlo aiutare…

Ecco l’origine di molte professioni d’aiuto; quando trova qualcuno che ha bisogno, l’adulto che ha imparato ad essere così, si sente tranquillo, perchè questa è la modalità che conosce…questa è anche la modalità che lo fa sentire necessario e, quindi, superiore agli altri! Ha iniziato con la mamma, e ne ha dedotto che gli altri sono più bisognosi, è evidente…questo “programma” viene replicato in ogni relazione…

Ogni tanto, però, si sente sfruttato…ha antenne finissime per captare i bisogni degli altri, ma non ha più la sensazione dei propri.

Non osa esprimere i propri bisogni, anche quando li sente: ha imparato da piccolo che non vengono soddisfatti.

Osserva gli altri per captare i loro, cerca di capire cosa fare, cosa dire, come muoversi per soddisfare l’altro…ma, alla fine, prova un grande senso di vuoto…non “si sente” più, e non c’è mai nulla che riempia il vuoto…

Se ti sei riconosciuto in qualcosa di quanto sopra descritto, probabilmente hai inizato a desiderare, in età matura, di riempire il vuoto, di trovare i tasselli che mancano, di poterti occupare anche un po’ di te, visto che gli altri non lo fanno, e senza sentirti in colpa…

Molti iniziano a volere qualcosa per sè quando è troppo tardi, quando si rendono conto che la vita sfugge loro dalle mani e sta per terminare…e, a volte, diventano degli anziani rabbiosi ed ostili con chiunque…

Arrivare a ritenersi degni d’amore, decidere di mettersi al primo posto, nella propria vita, può richiedere una lunga strada; è necessario ricominciare a sentire, attraversare le ferite, passare nei flutti tempestosi del dolore e del rancore, graffiare tutto lo scafo, prendere botte e colpi, sbattere su qualche scoglio, incagliarsi e mettercela tutta per ritornare, ancora, in mare aperto…

Lasciare il porto sicuro di ciò che abbiamo appreso, mollare le ancore della programmazione e degli schemi, vuol dire partire per nuovi lidi, sconosciuti ed inesplorati; significa affidarsi alle onde ed ai flutti, e confidare nel volere del Cielo, che aiuta gli audaci e sopprime i deboli; vuol dire sperimentare l’ebrezza del mare, i suoi pericoli, ma anche la bellezza dei tramonti e delle albe ineguagliabili e l’approdo su spiagge candide, ricche  di affascinanti sorprese…

Vuol dire affidarsi al vento, ed al suo favore, e sopravvivere alla tempesta per rivedere il sole…

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