26 agosto 2013

LA VOCE DELLA MAMMA

bimbo tappaAl tavolo accanto al mio, una donna racconta di quanto le risulti impossibile valorizzare se stessa. Il suo compagno, musicista, l’ha invitata più volte in sala registrazione; tutti le dicono che ha una bella voce. Ma io, dice lei, continuo a sentire nella testa la voce della mia mamma, che ripete che cantare non serve a niente. E subito l’altra commensale rincara: “Anche io ho evitato di fare tante cose, perché sento ancora nella testa la voce di mio padre o di mia madre.”

Infinite volte, nel Coaching, ho aiutato le persone ad andare oltre ciò che era rimasto indelebilmente impresso nella loro testa, la voce della mamma che sentenzia, la voce di papà che rimprovera o dice cosa si può fare e cosa no. L’uno o l’altro, poco importa, ciò che conta è il risultato.
Hai quarant’anni o anche di più, e stai ancora aspettando il loro permesso per goderti la vita?
Sono già morti, magari, e ancora  rimpiangi la loro mancata approvazione?

Spesso ci si rende conto, razionalmente, che non ha senso vivere una vita come la loro, ma la  sensazione di venir meno alla loro memoria, di tradire le loro aspettative, anche se inconsciamente, riesce ad avere la meglio.

Pur desiderando intensamente qualcosa, una parte di noi oppone strenua resistenza, e non la otteniamo mai.

A volte, però, scatta qualcosa dentro; magari arriviamo a compiere una certa età, magari subiamo un’ennesima sconfitta (o qualcosa che riteniamo tale), magari ci accorgiamo di avere impostato tutta la nostra esistenza in base ai LORO desideri, facciamo il lavoro di papà o continuiamo da professionista il suo sport preferito, anche se non ne possiamo più.

Molti campioni sportivi ci forniscono ottimi esempi di quanto sopra. Uomini o donne, diventati automi insensibili, per poter continuare una vita che non è la loro vera vita.

Sottrarsi a tutto ciò vorrebbe dire far crollare una struttura consolidata, che regge da molti decenni.
Qualcuno lo fa, in modo eclatante, costretto a scegliere se vivere o morire. Il corpo sa bene quando è il momento di cedere e rendere impossibile il continuare, sempre un po’ prima della resa totale: una malattia o un infortunio sono sempre meglio che morire.
Qualcuno non regge, e si lascia andare, preferisce rinunciare. Si arrende, cede. Rinuncia alla Vita,  si schianta, come un albero spezzato in due da un fulmine durante un temporale.

Qualcuno,invece, risorge, come se ritrovasse le forze dopo una lunga malattia, e inizia ad assaporare con gusto ogni istante vissuto in modo diverso da prima.

Un’altra donna, con la quale sto facendo conversazione su questo argomento, da un’altro angolo, dice: “Ma è difficile!”

Lo dico a voce alta, e sono disposta a sottoscriverlo: “Non è vero, È FACILE! “
Sissignore, E’ FACILE!!

Certo, bisogna sapere come fare! Certo, ci vuole un Coach di qualità che ti sappia aiutare.
Ci vuole la tua voglia di cambiare, di uscire dalla gabbia, di scoprire chi sei davvero, e di diventarlo.
E può essere di grande aiuto onorare chi ti ha trasmesso quegli schemi, per poterli poi lasciare senza sensi di colpa; per poterti sentire libero davvero, per guarire tutta la tua linea di avi e la tua progenie. Ci sono molti modi, rituali e meditazioni, per fare questo, per lasciar andare gli insegnamenti che hanno aiutato i nostri genitori, ed ora non servono più, senza che loro (vivi o morti che siano) ne siano offesi.

È FACILE, è utile, è doveroso, perché la Vita continua e non è più la stessa, si trasforma, disattendendo qualsiasi regola inventata dall’uomo,  sovvertendo le abitudini create per sopravvivere, disintegrando gli schemi ereditati, che ora non servono più.

Quando segui il flusso della Vita, anziché opporti, ricevi una spinta in avanti straordinaria, viaggi con la velocità dell’evoluzione, partecipi alla vibrazione dell’Universo, che segue leggi incommensurabili, ben oltre la portata umana.

Diventi una particella del Tutto amorevole che ci contiene!

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    Un commento

  • lara 6 marzo 2017
    Rispondi

    …vivi una vita piena di amore..

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