5 maggio 2013

MISCHIARE O ESSERE “PURISTI”?

pigmentiMi hanno insegnato ad essere flessibile, e che la cosa che conta è il risultato, cioè portare il cliente dove vuole arrivare: a raggiungere il suo obbiettivo. La strada da fare per arrivarci è diversa per ognuno, così come gli strumenti da utilizzare.
Si tratta quasi sempre di rompere schemi mentali, di cambiare abitudini, di sciogliere nodi, di togliere macigni, di dissolvere impedimenti immaginari, ereditati dalla famiglia e dall’educazione, di scegliere le convinzioni più motivanti e lasciar andare quelle limitanti…
Ho imparato da quelli che ritengo essere dei grandi Maestri, perchè ho sempre voluto andare alla fonte, quando chi aveva creato qualcosa era ancora vivente. Ho scelto di fare quattro o cinque cose, non di più, ma di farle bene, fino in fondo.
Ho voluto metterle subito in pratica, verificarle, per me stessa e per i miei clienti. Ora queste cose fanno parte di me, del mio Essere, perchè le ho vissute e le vivo quotidianamente.
In questi anni ho incontrato centinaia di persone che mi hanno raccontato di tutte le cose che hanno fatto, in giro per il mondo. Un elenco infinito di discipline varie, viaggi in India, ritiri e seminari, meditazioni e corsi di tutti i tipi…questo non è un segnale che indichi, necessariamente, una crescita personale.

Quello che percepisco dell’altro, quando lo incontro, è il livello del suo Essere. Una persona con difficoltà a guardarmi negli occhi, a parlare direttamente, a mettersi in gioco davanti agli altri; magari anche con un alito pesante di fumo e un tremore alle mani, per quante cose abbia fatto, ha sicuramente ancora qualche problema da risolvere con se stesso.
Avere “portato dentro di sè” ciò che si è imparato è qualcosa che si può constatare immediatamente. La congruenza del proprio corpo, della gestualità, della voce, dello sguardo; il non-verbale coerente con una verbalizzazione armoniosa e trasparente, fanno immediatamente percepire a chi ascolta che sappiamo bene ciò di cui stiamo parlando.

C’è chi si sente inadeguato di fronte a persone che raccontano tutti i corsi che hanno frequentato, chi mi dice: “Ma quante cose sa!” con stupita ammirazione ed un po’ di soggezione…
Per quanto mi riguarda non è questione di quantità, ma di qualità. Spesso avere fatto tante cose è indice di superficialità, piuttosto che di approfondimento.
E, nello stesso tempo, il professionista che ha fatto sue più discipline diventa come un artista, che ha davanti una tavolozza di colori ed utilizza quello che, al momento, gli sembra essere il più adatto. Un professionista, come un artista, si affida più al “sentire” del momento, alla percezione del “qui ed ora” con la persona o con il gruppo che ha di fronte, piuttosto che alle lezioni teoriche apprese a suo tempo, o alla scaletta preparata a casa prima di iniziare.

Grazie alle esperienze di oltre quindici anni di lavoro su me stessa, oggi inserisco nei miei corsi la danza, la risata, esercizi dinamici e respirazioni, che una volta non c’erano. La ricchezza della tavolozza di colori a mia disposizione permette di sciogliere molto più velocemente ed afficacemente gli impedimenti interiori di ognuno.

Ma c’è anche chi si definisce un PNLista “puro”, o chi pensa che una disciplina non può mischiarsi con un’altra.
Forse queste rigidità erano anche mie, all’inizio, ma ora le vedo per ciò che sono: le paure di chi non conosce e non vuole uscire dalla sicurezza di ciò che sa.

E’ vero, ci sono in giro molti “ciarlatani” ma, poichè attraiamo ciò che siamo, possiamo imparare molto se osserviamo chi abbiamo attratto nella nostra vita: se siamo persone serie e motivate, troveremo professionisti seri, artisti che si esprimono dando tutto ciò che conoscono; se vogliamo prendere in giro noi stessi, incontreremo chi ci prenderà in giro.

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