10 novembre 2012

“COSA TI MANCA PER ESSERE FELICE?”

Ho avuto la fortuna di conoscere Simona Atzori, una di quelle persone che resteranno nel mio cuore per sempre. Il suo enorme sorriso si allarga agli occhi, al cuore, all’anima. “Nessuno è profeta in patria”, si dice, ma ieri sera, a Gerenzano, il paese in cui vive ed è sempre vissuta, centinaia di persone si sono emozionate e commosse, hanno ascoltato ed applaudito le sue parole.

Nel video iniziale l’abbiamo vista nella sua vita straordinaria, di ballerina e pittrice, incontrare personaggi famosi e danzare, nelle interviste televisive, nei suoi spettacoli in teatro, alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Torino del 2006; l’abbiamo vista guidare la macchina, fare sci acquatico, viaggiare in tutto il mondo…..la migliore descrizione di lei l’ha scritta, probabilmente, Candido Cannavò, nel libro “E li chiamano disabili” : “Le sue braccia sono rimaste in cielo, ma nessuno ha fatto tragedie.”

Simona è il prodotto meraviglioso di due genitori che hanno saputo darle la certezza che poteva fare tutto ciò che voleva. Quando è nata, la mamma Tonina si è resa conto che qualcosa non andava, in quella bimba che, senza fargliela vedere, è stata portata di corsa nell’incubatrice. Lei ha pensato: “No, un’altra volta, no!” ricordando i due bambini che aveva perso. Ma poi le è apparso il faccino sorridente di Gioia, la prima figlia, ed ha pensato: “Questa bimba c’è!”

E la vita di Simona è la celebrazione continua del verbo ESSERE. Il suo libro inizia con la frase: “Io non c’ero una volta. Io ci sono adesso. E la mia non è una favola, è uno spettacolo di vita.” 

Il suo racconto inizia parlando di ciò che ha; mai, nell’arco della serata, ha nominato la mancanza di qualcosa.

Si è alzata dalla sedia ed è salita sul tavolo, ha sistemato il microfono e gesticolato, per tutta la sera, con i suoi piedi. “Ecco le mie mani!” – ci ha spiegato – “Con queste faccio qualsiasi cosa, e non potrei chiedere di più. Chi si sognerebbe di avere quattro mani? A cosa mi servirebbero? Spesso le persone mi dicono che Dio ha dimenticato qualcosa con me, ma Lui non ha dimenticato niente, nel suo disegno io sono così.”

Con i piedi sfoglia le pagine del suo libro, cerca i paragrafi da leggerci; con i piedi si strofina il naso e si sposta i capelli, e ci firmerà gli autografi. Mostrandoci la grande sensibilità e mobilità delle sue estremità, ci indica che siamo noi a perdere qualcosa, senza utilizzare in pieno le potenzialità del nostro corpo.

Allegra e sorridente, lascia che i bambini corrano da lei, ce ne sono tre o quattro attorno al tavolo e lei chiede il loro nome, se vogliono sapere qualcosa, li tiene accanto a sè e li accoglie come nessun oratore saprebbe fare. Apre subito il dialogo con il suo pubblico, ci stimola a farle domande. Le chiedono quali siano stati i momenti più brutti. Ci dice solo che, come per chiunque, l’età dell’adolescenza è stata quella più tosta. Ma ricorda con gioia evidente l’infanzia felice e spensierata, il suo essere viva e colma di interessi. Voleva fare la ballerina e mai nessuno dei suoi l’ha scoraggiata. A sei anni ha iniziato la scuola di danza, ad otto anni era già iscritta all’Associazione Pittori che dipingono con le labbra ed i piedi. Le difficoltà ci sono state, sicuramente, ma la sua mamma ha ottenuto, con determinazione, che la sua bimba potesse accedere agli studi. Fino alla laurea in Canada.

La scorsa settimana ha danzato al Teatro Manzoni di Milano, alla presenza di molti illustri ballerini, in platea, e del direttore del Teatro alla Scala. I suoi compagni di lavoro sono anche ballerini alla Scala, e lei ci racconta che riesce a lavorare bene solo con le persone con le quali si crea un’amicizia ed un’intesa profonda. Certo le sue insegnanti non avrebbero mai scommesso su di lei, se si fossero chieste chi, tra le loro allieve, sarebbe diventata famosa.

Spesso dicono a lei ed alla sua mamma che sono dotate di molto coraggio. Ma lei non se lo riconosce più di tanto. Allora è andata a cercarsi l’etimologia della parola coraggio, che significa “avere cuore”. In questo caso sì, dice, tutto quello che faccio lo faccio con il cuore! Se dovessi smettere di emozionarmi prima di salire sul palcoscenico smetterei di danzare, non è possibile far diventare “lavoro” la mia arte.

Ricorda l’incontro con Giovanni Paolo II° come quello più ricco della sensazione di trovarsi di fronte ad un Grande Uomo. Lui ha voluto sapere la sua storia, lei gli ha donato il ritratto che aveva dipinto per lui. Simona sente di avere un rapporto diretto con la Divinità, ed io ho percepito la profonda connessione che ella ha con la sua parte divina, che esprime così intensamente.

Ride degli aneddoti di cui potrebbe scrivere un libro, come quando il controllore sul treno la invita a togliere i piedi dal tavolo, e poi torna dieci volte e chiederle scusa, o quando il barcaiolo, spazientito, insiste nel dirle di porgergli la mano per farla salire a bordo, e il ricordo diventa fonte di continue risate per tutta la sua compagnia. Una continua fonte di gioia e allegria, tutto ciò che le capita!

Se dovessi dire che mi manca qualcosa, ora direi che mi manca la salute della mia mamma, ci dice. Sì, perchè mamma Tonina è malata, e non ha potuto essere qui questa sera, a vedere l’amore che accompagna ora quella bimba, ora donna, che ha dovuto lottare per far accettare all’asilo, in questo stesso paese.

Splendida l’idea dell’organizzatore della presentazione, che la conosce bene, di farle arrivare come ricordo della serata una pergamena con una frase tutta per lei, e la firma di tutti noi partecipanti.

Il libro di Simona finisce con un Grazie infinito, che non può finire mai; perchè la mia vita continua…..nel pronunciare la parola ‘grazie’ la bocca si apre morbida come in un sorriso, ci spiega…..è solo una delle tantissime perle che ho ricevuto un questo incontro speciale, con una persona eccezionale, che mi ha insegnato come vivere la Vita.

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