saltando fuori da è sempre stato così
22 novembre 2018

SALTANDO FUORI da “È SEMPRE STATO COSÍ”

saltando fuori da è sempre stato cosìIn questi ultimi giorni sto ripensando a quante persone ho conosciuto (ad iniziare da me stessa!) che hanno avuto dei genitori che li hanno cresciuti con l’interdizione del “salotto buono”, della sala riservata a quando sarebbero venuti ospiti in visita, quindi ad una zona della casa completamente non vissuta, ma consacrata a restare pulita e perfetta, senza venir mai usata. Molti altri ne ho conosciuti che sono vissuti in qualche bella villetta della provincia, dove il primo piano era ben arredato, comodo e riscaldato, ma tenuto sempre vuoto e con caldaia spenta, a favore dell’interrato, dove stavano una bella stufa accesa ed una economica cucina a gas, e qualche sedia ed un tavolo per il desinare.

Dalle mie riflessioni esce il ritratto di milioni di persone che hanno coltivato (dopo una guerra distruttiva) il sogno di una casa bella e confortevole, e l’hanno realizzato a prezzo di sacrifici e duro lavoro, per poi continuare a vivere nelle ristrettezze, auto-confinandosi nel seminterrato, anche se, magari, con un buon conto in banca. Una popolazione che ha imparato a tenersi sempre pronta ad evenienze tragiche, risparmiando per poter far fronte ai guai che, magari, non sono arrivati mai.

In tanti siamo cresciuti così, ed oggi siamo sdoppiati: sia riconoscenti dei risparmi accumulati, che prima o poi verranno a nostro vantaggio, sia costretti a fare i conti con l’esempio trasmessoci, che ci obbligherebbe – se lo seguissimo – a negarci una vita vissuta pienamente, per rassegnarci a restare per sempre nel sottoscala.

Naturalmente questa visione è soprattutto simbolica, perché queste modalità in cui “è sempre stato così” e “si è sempre fatto così”, prevedono un sacrificio perenne, dal quale si fatica ad uscire. Per secoli e secoli l’indottrinamento ha sparso la lieta novella che la vita è sofferenza, ma ci aspetta una bella ricompensa nei Cieli, con le tante sfumature di rassegnazione e sopportazione che sono assurte a “palmares” di medaglie da appuntarsi sul petto, per mostrare a se stessi ed al mondo quanta fatica e dolore si era stati in grado di sopportare.

L’assurdità di aver raggiunto una migliore situazione economica, ma di essere incapaci di godersela, è uno dei tanti segnali di questo presunto “progresso”. Ci sono molti altri segnali, ai quali dovrei dedicare non uno, ma almeno dieci articoli, e sono così tanti e diffusi i malesseri di questa società malata che, nella migliore delle ipotesi, si è rifugiata nell’eccesso opposto, cioè nel consumismo sfrenato che – badiamo bene! – non ha certo riempito i cuori di felicità, casomai ha reso frenetica un’isteria collettiva di “tutto e subito”, perché qualcosa o qualcuno potrebbe privarci da un istante all’altro della possibilità di consumare.

Come cerco di fare sempre, anche questa volta, anziché disperdermi nel lungo elenco di ciò che non va nella suddetta società malata, voglio guardare alla trasformazione che stiamo attuando, silenziosamente ed inesorabilmente.

La verità è, Signore e Signori, che abbiamo invaso il salotto buono, ci siamo sdraiati con i piedi sul divano (“Ommioddio, spero almeno che abbiate tolto le scarpe!”) ed abbiamo iniziato a goderci la vita! Il che, naturalmente, non vuol dire non fare niente da mattina a sera, bensì cominciare a credere di meritare una Vita con la maiuscola, una di quelle che VALE LA GIOIA, come piace dire a me, e non la pena!

La trasformazione del mondo, del mio mondo, di tutto ciò che mi circonda, avviene quando inizio a CREDERE di MERITARE la FELICITA’ e mi sgancio dai sensi di colpa e dai meccanismi di ripetizione automatica della sofferenza dei miei avi.

COME ESSERE FELICI

Che poi, la FELICITA’ è una cosa semplice e – davvero, Business Man and Woman, mi spiace proprio dovervelo dire! – probabilmente assomiglia di più ad una bruschetta di pane tostato con spicchi di pomodorini freschi, olio, sale ed origano consumata in campagna, che non ad un giro sulla più favolosa delle automobili. Tutta quella fatica e quei fantamiliardi spesi in pubblicità, per farci scoprire che stiamo meglio quando occupiamo tutte le stanze della nostra casa, e ce le godiamo, guardandoci un film o leggendo un libro accoccolati al calduccio sotto le coperte nel salotto buono.

Alla faccia dei consumi inventati e creati ad arte per farci spendere sempre più soldi, noi abbiamo capito che ci è più utile un corso di Yoga che una borsetta nuova, un massaggio Shiatsu o una nuotata alla piscina comunale che un gioiello, un giro al parco o una passeggiata in montagna che un ristorante stellato, una gita al mare a respirare aria migliore che una colonna di automobili diretta al centro commerciale.

Lo so, vi deludo, ci credevate ancora tutti belli intrippati con l’idea della ricompensa nei Cieli, e con la paura dell’inferno a bruciarci sotto i piedi, e con la voglia di metterci in ginocchio sui ceci e fare pellegrinaggi per chiedere perdono dei nostri peccati. Ecco, diciamo che l’idea è superata, e non regge più. Sarà che avete voluto veramente insistere con quei tormentosi “gratta e vinci”, tanto da convincerci che la fortuna può davvero essere dietro l’angolo; sarà che abbiamo visto tutti quanti la fine che si fa da vecchi, delusi, arrabbiati e tormentati per essersi fatti fregare una vita intera a lavorare, senza mai una sosta, una pausa, un sorriso, una risata, un’allegra compagnia senza il timore d’aver sbagliato qualcosa, perché davvero non si può pensare a svagarsi e divertirsi, non è consentito, non è naturale, non è possibile non aver peccato almeno un po’.

VIVERE LA VITA

Ecco, diciamo che ci siamo svegliati – ma solo un po’, state tranquilli! – e che siamo stufi di tenere in piedi tutto il baraccone, il consumismo, l’industria, il lavoro, i millemilamiliardi di compensazioni a cui ci tocca ricorrere per sopportare tutta questa schifezza, con un’aria che non si può respirare dall’inquinamento che ha, con un’acqua che riceve tante di quelle schifezze che ci avvelena, con una terra infiltrata di scorie tossiche che è un dispiacere anche coltivarsi i pomodori dell’orto.

E diciamo pure che i nostri genitori sono stati fottuti, ma i nostri figli sono più svegli di noi, e l’hanno capito bene, che è tutta una bufala gigantesca e che proprio non vale “lo sbatti” continuare così, e meglio starsene SDRAIATI che farsi fottere la Vita, quella con la maiuscola, quella che VALE LA GIOIA.

Quindi, detto questo, il salto fuori da questi schemi già lo abbiamo fatto, già lo stiamo facendo, già lo stiamo per fare, e chi ci vuol rimanere peggio per lui, noi andiamo avanti, andiamo OLTRE, e quello che incontriamo chissà, quello che accade non si sa, come andrà a finire proprio non sappiamo, ma una Vita fottuta basta, non si può più. Punto.

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    2 Commenti

  • Elisabetta 1 dicembre 2018
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    Ciao valeria, come posso parlare con te? Mi trovo proprio a volere altro e non vivere ome hai scritto….grazie

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