occhi bambiniIl modo in cui la nostra società sta trattando i bambini è molto significativo, e lascia intendere quanto la maggior parte delle persone sia distante dal risolvere le problematiche della propria infanzia.
Viviamo in un paese che fa fatica a fare figli; a questo contribuiscono difficoltà di concepimento, difficoltà economiche, difficoltà di relazione in generale, e molto altro.
Al momento le statistiche dicono che in Italia esistono 7,2 milioni di bambini nella fascia 0-14 anni, contro gli 8,8 milioni di cani e 10,2 milioni di gatti. 
Qualche giorno fa una mia cliente mi ha chiesto come mai, quando incontra qualcuno con un bambino e un cane, si dirige istintivamente verso il cane.
Sicuramente un cagnolino comunica direttamente alla nostra parte emotiva, e così dovrebbe essere per un piccolo della nostra specie.
Avere a che fare con un bambino è, però, molto più impegnativo. Averlo vicino vuol dire entrare direttamente in contatto con il bambino o la bambina che siamo stati, con i suoi traumi ancora non risolti.
Il nostro inconscio li ricorda benissimo; il nostro corpo ha scritto nelle sue cellule ogni particolare delle ferite emotive, psichiche e fisiche vissute. 

AVERE A CHE FARE CON I BAMBINI

Un bambino richiede attenzioni, vuole essere guardato, ascoltato, riconosciuto, se questo non accade il piccolo ce lo fa pesare in molti modi; non possiamo limitarci ad accarezzarlo e dargli delle crocchette e una ciotola d’acqua per vederlo felice. 
Un piccolo della nostra specie ci fa da specchio, ci risponde, vuole risposte, si comporta come noi e ci mette di fronte alle nostre contraddizioni. 
bambiniUn bambino piange per manifestare il suo disagio e la sua sofferenza, cosa che, magari, molti di noi evitano di fare da anni e, infatti, trovano insopportabile ascoltare. 
Un adulto ha bisogno di “avere il controllo”, cerca di comportarsi e dare l’impressione di stare bene, quasi sempre evita di ascoltare le proprie esigenze profonde. 
Abbiamo “chiuso” i canali sensoriali, restiamo sempre nella mente, siamo convinti che quello che PENSIAMO sia quello che SENTIAMO. 
Un piccolo essere umano percepisce e sente tutto, anche ciò che riguarda le nostre difficoltà, ha i canali sensoriali aperti, spalancati, amplificati; conosce se stesso e ogni persona attraverso di essi.
Potremmo chiedere a lui/lei come stiamo, e ci descriverebbe (se ancora non ha imparato a chiudere tutto) ogni nostra emozione. Possiamo fingere o raccontargli bugie, ma se ne accorge.

L’ATTUALITÀ, LA NOSTRA INFANZIA, I BAMBINI

Tutti i drammi della nostra società, nessuno escluso (guerre, genocidi, odio, incapacità di ascoltare e gestire le esigenze proprie e altrui, etc…) hanno le loro radici nella mancanza di connessione con il bambino/a che siamo stati e con la mancanza di lavoro su di sè per risolvere le ferite della propria infanzia.
Le evidenze scientifiche hanno dimostrato senza ombra di dubbio l’affermazione che “quello che accade nei primi tre anni di vita accade per tutta la vita”; in questi primi anni, infatti, avviene l’80% dello sviluppo neuronale.
“Quando viene al mondo, il piccolo essere ha già una storia – la storia dei nove mesi intercorsi tra il concepimento e la nascita – e com’è ovvio, reca un’impronta genetica, ereditata dai genitori e dalle loro famiglie. Entrambi i fattori influiscono sul suo temperamento, le sue inclinazioni, le sue doti e predisposizioni. Ma la formazione del carattere dipende da altro: risulta decisivo se all’inizio della vita, ancora nel grembo materno, il bambino ha conosciuto amore, protezione, tenerezza e comprensione, oppure ha subito rifiuto, freddezza, incomprensione, indifferenza quando non, addirittura, crudeltà…
I neurobiologi hanno scoperto di recente che i bambini traumatizzati e gravemente trascurati rivelano lesioni evidenti alle aree del cervello correlate alle emozioni e, addirittura, che un terzo del cervello può risultare danneggiato. Secondo gli scienziati ciò è dovuto al fatto che traumi gravi comportano nel neonato una produzione continua di ormoni dello stress, capaci di distruggere i neuroni già presenti o appena formati e le loro connessioni.
Questo ha aiutato me e molti miei lettori a capire come sia stato possibile che durante il terzo Reich alcune persone (ad esempio Eichmann) abbiano potuto funzionare, prive del benché minimo scrupolo, come perfette macchine omicide. Molti di quei “docili esecutori del volere di Hitler” avevano da regolare conti “aperti” in età assai precoce, in quanto non avevano mai potuto reagire adeguatamente alla violenza subita quando erano neonati o bambini… 
…Le reazioni emotive precocemente represse avevano costituito in loro quel potenziale distruttivo latente.”
Alice Miller, “Il risveglio di Eva”, R. Cortina Editore
Chissà cosa direbbe oggi Alice Miller, vedendo l’esplosione su scala mondiale di questo potenziale distruttivo latente, che sta portando alla distruzione di interi popoli attraverso l’uccisione dei bambini; vedendo i genocidi commessi da uomini apparentemente “docili esecutori”, trasformati in criminali macchine omicide.
La rimozione collettiva dell’infanzia violata e repressa, sta scatenando una furia che può solo portare alla distruzione dell’intera umanità. 
I crimini contro l’infanzia che ora si cerca di sdoganare come “prevenzione” o “danno collaterale”, sono direttamente connessi all’incapacità di dedicarsi ai bambini di larga parte della nostra società. 
Il nostro livello non si misura solo nel modo in cui vengono trattati gli animali ma, innanzi tutto e soprattutto, come vengono trattati i propri simili meno fortunati e i bambini della nostra specie. 
Avere rinunciato a proteggere l’infanzia, restare indifferenti e non protestare di fronte ai crimini commessi sui bambini, testimonia che un’ampia fetta della nostra civiltà ha cancellato intere aree del cervello, per cui è diventata incapace di percepire emozioni. 
Dove risiede la speranza, allora? 
È doveroso chiudere un articolo dando spazio alla speranza, ed essa si trova esattamente nel cuore di tutti coloro che non restano indifferenti, in ogni persona che prova sofferenza per ogni bambino ucciso, stuprato, abusato, amputato, lasciato morire di fame, di sete, di malattia, o peggio ancora, mangiato dai topi. 
Ogni persona che compie uno o più percorsi per guarire le proprie ferite dell’infanzia, che esce dalla ripetizione automatica della sofferenza, che lotta per un mondo migliore, che mette a rischio la propria vita per gli altri, che sceglie di risolvere i propri traumi e di non farli pagare al resto del mondo, ognuno di questi è la speranza di futuro che abbiamo. 
A tutti i bambini che soffrono, ovunque siano (anche nelle nostre ricche famiglie di “successo”) va il mio abbraccio e il mio pensiero, il mio cuore e tutto l’amore di cui sono capace ❤
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– Bibliografia:
Alice Miller, “La persecuzione del bambino”, Bollati Boringhieri Ed.
    ”       ”    , “Il risveglio di Eva”, R.Cortina Ed.
    ”       ”    , “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sè”, Bollati Boringhieri Ed.

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