riconoscenza

riconoscenzaIl Tema della Newsletter di Febbraio 2020 è il DEBITO DI RICONOSCENZA.

Come ti ho anticipato nella Newsletter di Gennaio 2020, perché la nostra vita possa svilupparsi pienamente abbiamo bisogno di tre permessi:

  • quello dell’albero genealogico, cioè di TUTTI i nostri avi;
  • quello della famiglia d’origine, cioè dei nostri genitori;
  • il permesso personale, cioè il nostro.

Il debito di riconoscenza riguarda i nostri progenitori, cioè tutti coloro che ci hanno preceduto, sia da parte di nostra madre che di nostro padre, ma non solo; come ti spiegherò tra poco, anche nei confronti di perfetti sconosciuti.

Anche se non ce ne rendiamo conto, e la cosa è del tutto inconsapevole, il passato è sempre vivo per noi, e influenza la nostra vita molto più di quanto possiamo sapere o immaginare.

L’amore genera FEDELTÀ e questa ci porta a vivere in risonanza con le sofferenze dei nostri avi; la loro infelicità e le cose rimaste in sospeso nelle loro vite arrivano a noi che, inconsciamente, tentiamo di risanare il passato in diversi modi, ad esempio rivivendo le stesse situazioni rimaste irrisolte. I condizionamenti che riceviamo sono molteplici, e mentre ci vengono trasmesse le memorie dolorose dei nostri avi (ingiustizie, traumi, vicissitudini varie), si verifica il blocco di preziose risorse. L’energia dell’ABBONDANZA si ferma, e restiamo paralizzati nella sofferenza e nella cristallizzazione di eventi dolorosi che creano in noi degli invisibili IRRETIMENTI.

Quello che “ci chiama” inconsciamente a risolvere le sofferenze dei nostri avi è il grande AMORE che proviamo per loro, nascosto nella profonda memoria genealogica del nostro cuore. Nello stesso tempo, siamo chiamati a trasformare quel punto della linea del tempo in cui la PIENEZZA si è fermata, da qualcosa di straordinario che è destinato specialmente ed esclusivamente a noi, come ho già scritto nell’articolo LA FERITA CONTIENE IL DONO.

Siamo noi stessi che, nascendo, ci siamo offerti per dare una soluzione, equilibrare e compensare ciò che i nostri avi hanno lasciato in sospeso, poiché l’amore intenso genera la fedeltà che ci fa imitare il loro esempio, e la fiducia con la quale mettiamo in scena le loro stesse vite. Questa FEDELTÀ chiede di essere ascoltata, non vuole essere ignorata, e troverà il modo per essere riconosciuta; il modo più infallibile per ottenerlo è RIPRODURRE IL DOLORE dei nostri avi.

A questo punto dovrebbe esserti più chiaro come, per guarire la tua vita, ed entrare nel flusso di abbondanza che si è bloccato allora, il modo migliore sia quello di SCIOGLIERE GLI IRRETIMENTI che ti condizionano e TRASFORMARE LA SOFFERENZA che è giunta fino a te!

COS’È IL DEBITO DI RICONOSCENZA?

Cosa si intende con debito di riconoscenza? Il debito è qualcosa che deve essere dato.

Dalla riconoscenza deriva la gratitudine verso i genitori e tutti gli antenati, che ci hanno permesso di essere qui! In questo eterno scambio d’amore, siamo connessi e fedeli a innumerevoli anime, anche se non lo sappiamo.

Abbiamo un debito di riconoscenza DIRETTO con i genitori, i nonni, e tutte le famiglie che ci hanno preceduto.

Abbiamo un debito di riconoscenza INDIRETTO verso sconosciuti ed estranei per situazioni e avvenimenti che hanno permesso la nostra nascita.

La nostra storia è iniziata molto prima del nostro stesso concepimento; i nostri avi sono legati a noi per le scelte che hanno fatto e le decisioni che hanno preso, così come noi ci leghiamo a chi verrà dopo di noi per ciò che facciamo in questa vita.

LE TRAGEDIE CREATE DALLE GUERRE

In guerra, ad esempio, il destino decideva chi sarebbe morto e chi sarebbe vissuto, e quest’ultimo avrebbe potuto diventare padre di qualcuno che sarebbe nato successivamente.

Qualche nostro avo potrebbe, ad esempio, essersi salvato grazie al sacrificio di qualcun altro, e noi abbiamo un debito di riconoscenza verso chi ha permesso al nostro avo di sopravvivere, dando il via al ramo genealogico cui apparteniamo. Un altro nostro progenitore potrebbe aver disertato, e qualcuno potrebbe essere morto al posto suo, e noi abbiamo ereditato il debito di compensare quanto è rimasto sospeso. In questo modo si crea il “debito di compensazione”, di cui ti parlerò quando tratterò il Primo Permesso.

Abbiamo un debito di riconoscenza verso tutti gli ex fidanzati, partner, mogli, mariti, dei nostri avi perché, per il fatto che si siano lasciati, o che uno di loro sia morto (ad esempio) si è creata la linea di discendenza da cui proveniamo.

LE DONNE DELLA FAMIGLIA

Un discorso particolare va fatto per le donne, poiché davvero non abbiamo idea di quanta sofferenza e quanto dolore esse abbiano subito nel corso dei secoli. Una donna non poteva mai rompere una promessa, un fidanzamento, un matrimonio, perché sarebbe stata rovinata per sempre. Mentre l’uomo veniva sempre salvato (anche quando commetteva atti terribili, ad esempio uccidere la propria compagna), la donna veniva sempre ritenuta colpevole, persino quando veniva uccisa.

Molte donne morivano di parto, molte più di quante non accada ora; quasi sempre il marito si risposava e la nuova moglie dava alla luce altri figli. Nel caso in cui, ad es., sia morta la prima moglie di nostro nonno, e la successiva moglie abbia dato i natali a nostro padre o a nostra madre, abbiamo un debito di riconoscenza con la prima moglie che, morendo, ha reso possibile la nostra discendenza e, quindi, anche la nostra nascita.

Gli effetti che queste morti e queste terribili sofferenze hanno sulla nostra vita sono molto potenti, e, spesso, ciò che si è bloccato allora resta bloccato anche per noi! Nei discendenti di queste donne morte di parto, per esempio, potrebbero esserci casi di sterilità, per la paura di diventare madre, di dover morire di parto; potrebbe esserci una inconsapevole rinuncia alla maternità.

I FRATELLI MAI NATI

Abbiamo debiti di riconoscenza verso i nostri fratelli mai nati, morti o abortiti, poiché la loro scomparsa ha fatto sì che noi venissimo alla luce.

Nel caso di un fratellino morto prima della nostra nascita, un altro figlio viene concepito per “rimpiazzare” quello perduto e, per questo motivo, l’identità dell’uno si confonde con l’altro, e chi rimane dovrà sostenere il dolore della madre. Per compensare questa perdita, il nuovo nato potrebbe inconsciamente rinunciare a vivere pienamente, per restare fedele al fratello scomparso; oppure potrebbe cercare di conquistare il doppio di ogni cosa, per ottenere anche per l’altro.

Come puoi immaginare, questi avvenimenti tragici accaduti nelle vite che hanno preceduto la nostra possono creare degli irretimenti che mantengono agganciati alla sofferenza del passato, e bloccano il fluire dell’energia e dell’abbondanza anche per noi, in questa vita.

Nei prossimi mesi ci addentreremo sempre di più in questa realtà profondamente inconscia, che fa parte del bagaglio che portiamo con noi, che richiede d’essere riconosciuta, per poter poi lasciar andare definitivamente la sofferenza che non ci appartiene, avendo reso onore e sciolto le catene che bloccano anche i nostri avi.

Una liberazione possibile sia per noi che per loro!

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