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7 marzo 2019

O MI SPENGO O MI ILLUMINO: sentirmi degno d’Amore

amoreNessuno di noi si rende conto di quanta energia consuma per occuparsi o pre-occuparsi per gli altri, e di quanto poco amore abbia per sè.

Siamo vissuti nove mesi nella pancia di una mamma con difficoltà e problemi, e li abbiamo ritrovati dopo la nascita, sentendo la sua sofferenza e i suoi dolori. Come già era stato per lei, anche noi abbiamo imparato – sin dal concepimento – che dovevamo sostenere energeticamente chi avrebbe dovuto prendersi cura di noi, altrimenti non ci sarebbe stata alcuna disponibilità, da parte sua, perché l’avremmo persa.

Questo schema duale si è installato precocemente: devo prendermi cura degli altri, per far sì che gli altri abbiano l’energia per prendersi cura di me. Per far questo rinunciamo a noi stessi, e non lo sappiamo.

Rinunciamo allo spazio e al tempo per ascoltare il nostro corpo e le sue esigenze – che ignoriamo, spegnendo la percezione delle sensazioni dei nostri bisogni primari (fame, sete, sonno, riposo, aria, luce) e di tutti gli altri (affetto, coccole, condivisione, amore, ecc.) – perché siamo allertati continuamente dalla percezione dei bisogni degli altri (che sono anche i nostri!) e, così, cerchiamo di renderli felici.

Niente di tutto questo accade: l’altro non diventa felice, ma la sua dipendenza da noi diventa un dovere cui non riusciamo più a sottrarci, perché ci sentiamo in colpa, e percepiamo il peso delle necessità, o del rancore, che l’altro manifesta ogni volta che ci sottraiamo a questo dovere.

Nel frattempo cresce sempre più, dentro di noi, la rabbia, perché nessuno capisce le nostre esigenze, e quello che avremmo voluto ottenere, cioè persone felici che si prendessero cura di noi con gioia e piacere, non accade mai. È un perverso gioco al massacro, che riproduciamo in tutte le relazioni, ottenendo lo stesso risultato: rabbia, frustrazione, e la certezza di avere dato tanto, senza aver ottenuto altrettanto in cambio.

IL MESSAGGIO DEL SINTOMO

In questo modo perdiamo sempre più energia, ci scarichiamo, ci demotiviamo, ci deprimiamo: la nostra Vita non ha valore, non serve a niente, perché a nessuno interessa realmente di noi, quindi tanto vale non vivere.

A questo punto il nostro corpo, che ha meccanismi straordinari per garantire la nostra sopravvivenza, potrebbe manifestare una malattia, o un sintomo preoccupante, che ci costringa a fare qualcosa per noi stessi: il sintomo ci impone i cambiamenti che non scegliamo mai di fare.

L’unico modo per trasformare questo schema (prima che insorga la malattia, che ha lo scopo di salvarci!) è iniziare coraggiosamente a fare ciò che nessuno prima di noi ha osato fare: prenderci cura di noi stessi, dandoci il tempo per prepararci del cibo sano, per fare camminate all’aperto e gite al mare e in montagna, nutrendo tutti i piani del nostro Essere (fisico, mentale, emozionale, spirituale) con ciò che ci dona energia. Scegliendo con cura quello che ci fa stare bene, e continuando a darci quello che ci serve, impariamo – finalmente! – cosa significa prenderci cura di noi stessi.

Portare avanti nel tempo (nonostante i sensi di colpa e l’incapacità di capirci di chi ci circonda) questa pratica quotidiana di creazione di benessere, produce un’abitudine che non era mai esistita nel nostro patrimonio genetico familiare: UNO SCHEMA NUOVO!

Quello che i nostri antenati non hanno potuto o saputo fare, iniziamo a realizzarlo noi, creando un solco, una strada, che non c’era mai stata. Solo in questo modo possiamo dare a noi stessi quello che ci manca, diventando anche un ESEMPIO, per le generazioni precedenti e future. Come ho già scritto in precedenza, anche i nostri antenati imparano e ricevono beneficio dalle nostre conquiste!

Il coraggio consiste nell’essere creatori di nuove strade, e la trasformazione di questa epoca consiste proprio nel passaggio da paradigmi basati sulla sofferenza (sacrificarsi per gli altri per ottenere il paradiso) a paradigmi basati sulla gioia di essere vivi (godere pienamente dei doni che questo paradiso terrestre ci sta facendo).

Tutto il sistema marcio e malato in cui viviamo si basa su questo gioco al massacro, in cui non ci si rende conto di avere la possibilità di star bene e di essere felici, e si sceglie – inconsapevolmente – di stare male (ottenendo d’essere simile agli altri!) perpetuando gli schemi ricevuti, e compensando in mille modi tossici quello che ci manca (cibo spazzatura, fumo, deviazioni del sesso, gioco, alcool, farmaci, droghe, ecc.).

AMARE SE STESSI

Migliaia di Maestri ci hanno detto, per secoli, che siamo immersi nel sonno, e che dobbiamo passare dalla dimenticanza di sé al Ricordo di Sé, arrivando al RISVEGLIO.

E, sicuramente, per farlo dobbiamo imparare quell’Amore per noi stessi che nessuno ci ha insegnato, togliendoci i sistemi di difesa e le corazze che ci impediscono di SENTIRE ciò che proviamo realmente, imparando a riconoscere i nostri bisogni e trovando il modo più sano e amorevole di soddisfarli.

Se vogliamo dare qualcosa agli altri dobbiamo averla già, quindi dobbiamo averla data per primi a noi stessi.

Non ci sono altre strade, non si arriva alla felicità e allo star bene dimenticandosi di sé; dobbiamo renderci conto che è matematicamente IMPOSSIBILE!

Qualcuno ancora chiama egoismo il prendersi cura di sé; si tratta di chi vuole mantenere l’ordine costituito; il sistema – come sappiamo – ha moltissimi fautori che traggono vantaggio dall’energia altrui, e non hanno alcun interesse a cambiare qualcosa.

ESSERE LUCE CHE SPLENDE

Si tratta di andare avanti, nonostante il giudizio avverso, e di continuare a lungo; a questo punto anche i detrattori iniziano a rendersi conto che, forse, abbiamo scelto la strada migliore! Naturalmente, possiamo farlo solo per noi stessi, senza aspettarci alcun riconoscimento.

La salute, il benessere, uno stato d’animo sereno e riposato, l’armonia interiore, una pelle luminosa e idratata, sono segnali di Luce che non passano ignorati. Diventiamo un faro nella notte, e gli esseri grigi, spenti e rassegnati ci vedono, si accorgono di noi; possono scegliere se sfuggirci o prenderci a esempio, e non dobbiamo fare nulla al riguardo: LA NOSTRA VITA PARLA PER NOI.

Sono le nostre scelte che creano il solco, noi possiamo solo proseguire, poiché ognuno è responsabile solo di se stesso.

Imparare ad Amare noi stessi, ritenere d’essere degni e di meritare cura e Amore, fare il possibile per nutrire i nostri bisogni, iniziare a risplendere, a manifestare la nostra Luce. Facendo questo, esploriamo così tante possibilità, e incontriamo così tante persone, e impariamo cosa significa perdere energia, e cosa nutrirsi d’energia, e a calibrare le nostre forze di conseguenza, andando dove ci serve per ricaricarci.

Questa scelta, di Amare noi stessi, ci rende capaci di dare veramente qualcosa agli altri; qualcosa che non sia data per ottenere in cambio altrettanto, ma disinteressatamente, senza aspettarci nulla. Così, dicono, fa la fiamma, che risplende e illumina, accendendo altre candele, senza esaurirsi, senza spegnersi per questo. In questo consiste la fiamma dell’Amore per noi stessi, che rende nobile e degna d’essere vissuta la nostra Vita.

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